Sandwiches

30/04/2018
By Alberto Capatti
Sandwiches

Mentre i futuristi, dichiaravano guerra al sandwich rimpiazzandone il nome con il traidue, le signore persistevano nel preferire al panino il termine inglese, singolare e plurale. Ada Bonfiglio Krassich ne "Le gioie della mensa" del 1934 dedicava alla sezione “Principi e antipasti” ben quattro sandwiches, al prosciutto, alla senape, al salmone affumicato e ai filetti di acciuga. Consigliava pane raffermo di un giorno o fette di pane di segale, ed entrava nel merito delle salse, la prima “formata da due parti di burro e da una parte di Sapis, estratto di carne aromatizzato della compagnia Liebig” (“Sandwiches” al prosciutto), la seconda tutta senape (“Sandwiches” alla senape), la terza burro e rossi d’uova sode (“Sandwiches” al salmone) e la quarta una maionese “molto densa” (“Sandwiches” fioriti).  L’autarchia era salva grazie agli ingredienti tutti disponibili in Italia, anche se salmone affumicato e sapis facevano pensare ad un mercato internazionale più che nazionale. Era un modo di nobilitare il volgarissimo panino, a  meno che non si volesse sostituirlo con i crostini, in ben quattro ricette nelle quali figuravano il caviale, i fegatini, la carne trita e la milza. Ma mentre i crostini figuravano come antipasto nei menù classificati per mese, i sandwiches non erano citati, avendo un ruolo a se stante e rappresentando una contraddizione nel pranzo o nella cena.


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