Pinocchio

24/04/2018
By Alberto Capatti
Pinocchio

La fantasmagoria del panino entra in "Pinocchio" grazie alla Fata Turchina. Collodi alla fame – “che brutta malattia che è la fame !” – dedica ampio spazio, soprattutto a quella di un burattino di legno il quale soffre, si lagna e si pente di aver tralasciato torsoli e bucce di pere. Di converso, descrive l’appetito dei malfattori che non si contentano di un cantuccio di pane e di uno spicchio di noce, ma – è il caso della volpe – cominciano la loro cena all’osteria del Gambero Rosso con “una semplice lepre dolce e forte  con un leggerissimo contorno di pollastre ingrassate e di galletti di primo canto”. I panini arrivano d’incanto, promessi dalla Fata per festeggiare il burattino quando diventerà bambino (e che nell’immediato fugge  nel paese dei balocchi). “Tutti i suoi amici e compagni di scuola dovevano essere invitati per il giorno dopo a una gran colazione in casa della Fata... e la Fata aveva fatto preparare duegento tazze di caffè-e-latte e quattrocento panini imburrati di sotto e di sopra”. Perno dell’invito è il panino, e i compagni non esitano: “quando seppero che i panini da inzuppare  nel caffè e latte sarebbero stati imburrati anche dalla parte di fuori, finirono tutti col dire: - “Verremo anche noi, per farti piacere”.
Il panino imburrato di sopra e di sotto è pura magia. Ad un tempo è iperbolico e impossibile, a meno che ad essere imburrata da entrambe le parti sia la fetta superiore e segna, nel 1883, la creazione immaginaria di un oggetto alimentare.
E’ il solo? Indubbiamente i panini di Leonardo da Vinci del Codex Romanoff, pur ammettendo che la copia di Leningrado sia un falso e questo risalga all’Ottocento, appartengono alla stessa specie. Avrebbe scritto Leonardo: “Stavo pensando di prendere una fetta di pane e di metterla fra due pezzi di carne. Ma come posso chiamare questo piatto?” e, subito dopo : “Ho pensato ancora al pane con la  carne. E se mettessi la carne fra due fette di pane? Ma come posso chiamare questo piatto?” (Slelag e Jonathan Routh, Note di cucina di Leonardo da Vinci, Voland, 2004, 146).


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