Panini e briciole

17/04/2018
By Alberto Capatti
Panini e briciole

In "Cuore" di De Amicis, nell’anno 1886, il panino è infantile e strappalacrime. Non viene tagliato, non ha nulla fra le due fette, e serve a riparare la fame dello scolaro più povero della classe. “Quante volte il povero Precossi viene a scuola digiuno, e rosicchia di nascosto un panino che gli dà Garrone, o una mela che gli porta la maestrina dalla penna rossa" (Meridiani, p. 172). Pane e mela sono gli alimenti socialmente basici e si ritrovano in una scuola senza mensa né refettorio, per designare il più bisognoso, soccorso, se ha fortuna, di nascosto. Ma la visione dell’asilo infantile, durante la ricreazione, è ben altro, una baraonda famelica, tutta bimbi e cibo: “pane, prune cotte, un pezzettino di formaggio, un ovo sodo, delle mele piccole, una pugnata di ceci lessi, un’ala di pollo”. Fra i ricchi e i poveri, è una gara a nascondere ed esibire, ovvero a nascondere la mancanza o carpire, con lo sguardo, con la manina i tesori del cestello di uno fortunato. Si mangia e si gioca, ovvero i bambini mangiano giocando prima quatti quatti, poi si scatenano e “correvano e s’inseguivano  con le mele e i panini atttaccati ai denti, come i cani" (Meridiani, 267).