Non si era mai visto, ma piace raccontarlo...

06/03/2017
By Alberto Capatti

Così ho deciso per il Bolognese. Non per un piatto di tagliatelle al ragù né per i tortellini, ma per creare un po’ di panico. Mi siedo guardo la carta e al cameriere chiedo una bottiglia di Lambrusco e un piatto di affettati, di prosciutto crudo. Mi risponde:

“E dopo?”

“Vedrò … ma non avrebbe anche del culatello?”

“Certo, allora solo culatello?”

“No, tutti e due”

Attendo, ma poco, e arriva il piatto. A questo punto prendo uno dei due pani nel cestello. Il cameriere mi osserva. Lo taglio in senso orizzontale, e faccio fatica con un coltello non seghettato, e, cerco di levare la crosta perché è piccolo e grosso.

“Non avrebbe un pane più lungo, più sottile?”

“Mi spiace” risponde, cercando di capire che cosa mai intendo fare.

Ed io prendo due fette di culatello e le infilo in mezzo. Morsico. Troppo pane … allora una terza fetta, ed è gonfio. Rimordo. E’ un panino e non lo è. Avrei voglia di domandargli del burro e so già che mi risponderebbe “chiedo in cucina”, e per la foglia di lattuga meglio lasciar perdere … Bevo un bicchiere di Lambrusco e torno a morsicare. Il secondo panino è con il crudo, e continuo, ma Al Bolognese sono diventato il caso patologico. Finisco e domando il conto. Anch’esso patologico. 20 euro la bottiglia, 5 il coperto, 10 gli affettati. Due panini 35 euro.

            Provate a prepararvi il panino al ristorante: è una prova, una protesta, una stramberia, e per di più non hanno mai il pane adatto. Eppure mi piacerebbe trovare uno chef che non lo inserisce nella carta e lascia fare.

 


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