LA RICERCA DEL PRODOTTO TIPICO...REALE O IMMAGINARIO?

04/11/2016
By Alberto Capatti

La ricerca del prodotto tipico, tradizionale è un’ossessione. Come soddisfarla? Le vie sono molteplici: amici e correligionari, mercati Italy e saloni del buono, qualche tuffo fra vignaioli, formaggiai, norcini e nuovi contadini. Ma saranno poi veri, questi prodotti? Il dubbio guida l’occhio perché le certificazioni hanno fatto il loro tempo e ad esse sono subentrate autentiche più sottili, più convincenti, dei comuni e delle associazioni food. A chi credere? Andiamo su internet. E’ lì che trovo le lenticchie rosse di Pantelleria e le lenticchie di Ustica, e posso persino comperarle. Primo problema, il prezzo: quelle di Pantelleria € 2,45 al chilo (almulinoshop.it), quelle di Ustica € 9 per mezzo chilo (naturaintasca.it). E’ mai possibile?  Poi viene il secondo problema: quanto cuocerle, come condirle e servirle. Non posso certo abbinarle ad un cotechino…forse risottate o con dei ditalini...meglio una semplice insalata…tutto naturale…e la cucina, grande mediatrice, spegne l’ansia.

La ricerca si è spostata. Nasceva da una idea, dal racconto di un amico, si dilunga nei siti e nelle suggestioni fotografiche, si stempera fra le ricettine, penetrando a fondo nella memoria attuale quella in cui il passato è il presente. Perché allora non andare la prossima estate a Pantelleria e a Ustica? Ma poi, le troverò? Il dubbio che, se sono acquistabili su internet, siano state spazzate in un attimo, siano già finite, sorge e vien messo a tacere da una visione dell’isola tutta balneare e assolata. L’evasione continua, e la lenticchia, il peperone, il fungo si ripresenta e si carica di un valore sempre più difficile da concretizzare. Il prodotto tipico è un prodotto immaginario e sorge il dubbio se ne è mai esistito uno reale, ovvero se non è proprio il valore che lo ha reso tale.

“Eppure, quest'autunno, ad Alba, il tartufo me l’hanno grattato sull’uovo”. Questo ricordo, insidiato da un leggero dubbio – “Come facevo a sapere se era veramente di Alba?” –  sembra riequilibrare l’animo e l’appetito, ma è una illusione perché il fungo più caro sul mercato, venduto solo in nero, non può servire da chiave per aprire il cassetto della mia mente in cui sono conservati i prodotti tipici veri. E così, mi abbandono a nuove suggestioni, cercando di evocare il suo profumo intenso e nello stesso tempo diverso da ogni altro, perché quando entra in bocca s’acqueta, si finge sapore e dalla lingua sale al cervello. Con un colore così – penso ad una, due lamelle d’un bruno chiaro, leggero – è ovvio che il tartufo bianco lo devo sentire, anzi immaginare. Poi, di scatto, rivedo, senza ragione alcuna, una piccola lenticchia rossa, e il dubbio ritorna.

 


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