Il polipanino

14/05/2018
By Alberto Capatti
Il polipanino

Torniamo ai panini dell’Alligatore, l’investigatore senza licenza di Massimo Carlotto. Beve calvados lungo tutta la giornata, ed essi gli servono per combattere i fumi dell’alcol e per semplificargli la vita. Nel "Mistero del mangiabarche" (e/o, 1997, p. 90), a Cagliari, il Buratti rivela il suo pensiero a questo proposito.

“Per prima cosa dovevo pensare a preparare il “fondo”. Riempiendo lo stomaco di qualcosa di solido per reggere l’alcol il più a lungo possibile. Entrai in una paninoteca e mi feci preparare una baguette al formaggio, incurante delle suppliche del gestore che non si rassegnava al mio rifiuto di assaggiare le sue specialità, frutto di anni di sperimentazione. Si vendicò asfissiandomi con le sue chiacchiere sui cambiamenti avvenuti nella società italiana dopo l’introduzione del polipanino che aveva soppiantato il monopanino, quello appunto che stavo addentando in quel momento. Era un filosofo dell’accoppiamento del gorgonzola con i cuori di palma e quando glielo dissi, quasi si commosse. Volle stringermi la mano e mi perdonò senza riserve.”

Adottiamo volentieri la distinzione fra mono e polipanino, calcolata sul numero degli ingredienti e sulla loro combinazione, e così pure la preparazione espressa dei medesimi, con un esito lombardo-esotico, gorgonzola+palmito, situato a sorpresa, a Cagliari. La panineria è entrata nel giallo italiano con tutta la sua complessità e serve a declinare non solo umori e appetiti ma una cultura alimentare libera da riti conviviali e da luoghi comuni, interpretata appunto da investigatori senza licenza, amanti del blues e specializzati nel crimine.


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