Dopo la visita della dietologa

28/02/2018
By Alberto Capatti
Dopo la visita della dietologa

La letteratura poliziesca ha un suo modo di cercare ed afferrare il panino. "Per tutto l’oro del mondo" di Massimo Carlotto  (edizioni e/o, 2015) lo illustra perfettamente con due protagonisti, Marco Buratti, il narratore, e il suo socio Max la Memoria, entrambi investigatori senza licenza nel mondo del crimine. Max si è beccato una pallottola e le sue condizioni cardiache e metaboliche gli sconsigliano gli eccessi, alcool e cibo. Si fa visitare da una dietologa. Raggiunge quindi l’amico, all’ora dell’aperitivo in un bar di piazza delle erbe a Padova, ed è furioso. Si siede e oltre allo spritz, ordina un panino con salame all’aglio e sottaceti. Poi sbotta:

 “Questa è fuori di testa” fu l’esordio del solito sfogo. “E non è nemmeno magra come ti aspetteresti da una che ti sfila centocinquanta euro per dirti che la dieta è  sacrificio, che per dimagrire è necessario rinunciare a tutto, che bisogna tenere la schiena diritta. E mentre sparava questa montagna  di cazzate mi agitava davanti al naso un sacchetto di finocchi e carote tagliati a julienne. A me viene a parlare di sacrifici ? e con quel tono arrogante ? Ho così tanti buchi nell’esistenza che per tapparli dovrei mangiare un continente.”

A questo punto arriva l’ordinazione.

“Max era paonazzo Strappò quasi di mano il panino alla cameriera e lo azzannò con Voracità. L’ultima volta che aveva avuto a che fare con un professionista del dimagrimento era scomparso per tre giorni e lo avevo trovato in un agriturismo della campagna parmense dove producevano un buonissimo gras pist, lardo di maiale battuto e condito, di cui andava particolarmente ghiotto.”

Esiste, non solo nei gialli, il panino compulsivo, e gratificatorio, che deve essere proprio gonfio oppure molto saporito –   salame all’aglio + sottaceti – volto a compensare una umiliazione ed a riaffermare la propria aggressività nutritiva. Nei romanzi ha un copione, ben interpretato da personaggi con scatti e voglie smisurate, sempre suggestive. Ma fuori dalla letteratura, ogni panino ha la storia di chi lo mangia, magari noiosa ed inadeguata alla sua qualità, ovvero entusiasta a dismisura. Impariamo a studiarne la portata e il valore, perché le due fette di pane stringono umori ed appetiti umani, sempre diversi e sempre simili. E’ l’altra faccia del panino, nascosta, evanescente, da studiare.


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