Rivoluzione? Forse è un ritorno.

27/04/2018
By Anna Prandoni
Rivoluzione? Forse è un ritorno.

Scrive così bene, in forma “alta”, del panino il Professor Capatti, che sembra difficile affrontare dialetticamente e ancora di più criticamente il suo stupendo racconto.

Comincio da rivoluzionaria, perché questa parola suona estremamente estranea a ogni esperienza italiana.

Di rivoluzionario in Italia non credo ci sia nulla ormai da secoli, posto che ci sia stata mai una rivoluzione. Ma tornando al panino non c’è dubbio che, nelle abitudini alimentari italiane esso si sia preso uno spazio che lo equipara alla pizza e alla pasta, con gli indiscussi vantaggi di comodità e elasticità di consumo che lo consacrano come la merenda perfetta e il piatto veloce di consumo giornaliero del mezzogiorno più diffuso e apprezzato. Di sicuro a Milano, e sempre più spesso anche altrove.

In qualche modo, anche se il maestro Capatti lo nega, è un ritorno; ritorno a “pane e companatico" e cioè a un passato remoto e prossimo, che va dall’antichità al primo dopoguerra, dentro il quale, e dentro è scelto non a caso, il consumo di pane, seppure molto diverso dall’attuale pane, era a dir poco considerevole e dentro (o con) tutto ci stava bene: olive e formaggio, uova, erbe di campo crude e appena raccolte, salumi, frutta fresca e secca.

Se tentativi di rivoluzione ci sono stati, tutti o quasi cominciavano per la penuria di pane o per eccessiva tassazione sulla macina del grano.

Oggi, come dice il professore, la discussione sul presente e sul futuro del panino sta nella possibilità di renderlo o mantenerlo un prodotto certamente popolare e di facile consumo, ma anche di eccellente qualità, garantendo l’uso di materie prime di eccellenza e la preparazione tecnica accurata. Di garantire, dentro le dinamiche del mercato globale, la sua identità Italiana.

E, se posso aggiungere qualcosa, anche nel renderlo il più possibile equilibrato non solo nel gusto, perché il cibo deve essere buono, ma anche dal punto di vista nutrizionale. Perché la salute è il nostro primo pensiero, quando ci alimentiamo.


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