Il panino incravattato

04/12/2018
By Anna e il Prof

Ormai l’avete capito. Il panino è il nuovo must, e questa Accademia sta cercando di dimostrarlo e cerca ogni giorno nuove prove di questa tendenza.

E vagando con lo sguardo, abbiamo scovato nella pubblicità di un famoso centro per lo shopping un insolito panino

Una signorina molto ben truccata, davanti a una tavola ben addobbata, sulla quale prendevano posto oltre a piatti e posate, anche articoli di moda golosi almeno tanto quanto il cibo, stava per morsicare con voluttà un panino farcito con … una cravatta!

E se il panino diventa protagonista anche di un cartellone pubblicitario che vuole promuovere tutto tranne il cibo, allora la nostra missione è riuscita. L’abbiamo fatto diventare abbastanza glamour da poter essere rappresentato in una tavola di moda. 

Ma è la prima volta nella storia che tra due fette di pane finisce addirittura una cravatta? Pare proprio di no!

Il nostro storico dell’alimentazione, messo sulle tracce del panino incravattato, ci ha regalato queste chicche, da vero segugio letterario. 

L’avreste mai detto che, anche in questo caso così bizzarro, non abbiamo comunque inventato niente?

 

Vecchia canzone milanese

La Pepina la fa el panin

El panin con la cravata

La Pepina l’è tuta mata

La guarda el so marid

E’l ghe scapa de rid

 

Cravatta-croata

Dalla Croazia son venute le cravatte. Un primo uso era di servirsene per dare un tono alla camicia, sentir svolazzare un nastro di tessuto sotto il mento. Qualche balordo se ne serviva per tergere la bocca, e la più curiosa attestazione settecentesca, un disegno caricaturale, ne mostra uno che ne ha quasi afferrato un lembo e sembra morderlo. L’illustre studioso von KT, ne ha reperito un secondo in cui i due nastri della cravatta son come due lunghe fette di pane e un soldato sta per divorarle. Pare fosse un divertimento che si prendevano i militari austriaci nei confronti dei loro alleati croati, appunto incravattati.

 

Ricetta

Abbiamo trovato questa ricetta in un libro di casa del primo novecento.

 

Sandwich cravaté

Occorre avere un pane lungo, stretto e basso, una mezza baguette schiacciata da tagliare come di consueto. Il colore, bianco o scuro, è lasciato al talento di chi lo esibirà e mangerà, ma l’importante è che ad una delle estremità sia tagliato a punta di triangolo. Viene farcita con lunghe fette di prosciutto crudo e del formaggio, il giallo e il bianco e il verde vanno bene insieme. Lo scherzo, praticato particolarmente a carnevale, è di mangiarlo tenendolo dritto verticale sotto la bocca, simulando appunto la cravatta. È possibile, accordandosi con il pasticcere, la variante a cravattino, sandwich papillon, che consigliamo pallido, con la forma di due triangoli isosceli uniti dalla punta da farcire leggermente con caviale, uova di salmone o un mezzo gamberetto.

 

Lo chef panettiere

Se uno mette in bocca una ciabatta, perché non lo farebbe con una cravatta? È quanto si è detto G.M., trovando una prima importante difficoltà proprio nel pane che deve averne la forma, e ingannare l’occhio. Detto fatto. Un primo esito un filoncino schiacciato, basso basso, con un nodo o grumo da cui si diparte la striscia tagliata in fondo di traverso. Fatto e rifatto di più colori, bianco, marroncino, rosso a bande trasversali. E dentro? tutte cose colorate e banali, la bresaola, la burrata, la foglia verde dell’insalata, l’importante è mangiare non qualcosa ma una cravatta, il che è in sé e per sé originale. Il sapore? Il pane deve essere serico, leggerissimamente croccante come seta, e la deglutizione facile ma impensierita.


precedente
06/07/2018

Il panino è ricco o povero?

By Anna Prandoni