Il panino è ricco o povero?

06/07/2018
By Anna Prandoni
Il panino è ricco o povero?

A Manhattan, si sa, è tutto meglio: tutto più bello, più buono, più cool, più ricco, più nuovo, più trendy. E più costoso. 

Ma se una cosa succede a Manhattan, è di sicuro una tendenza che prima o poi invaderà il mercato globale. 

La notizia del panino più caro al mondo, venduto per l’appunto a New York, da Don Wagyu, per 180 dollari, è quindi normale. 

Tra l’altro, non è la prima volta che leggiamo di panini di lusso, che fanno rimpiangere il pane caldo appena sfornato accompagnato da qualche fetta di prosciutto cotto del salumiere, che - di solito - dà soddisfazione 180 e costa 2. 

Per fortuna, il panino impazza, a prescindere dai dollari. 

L’offerta viaggia in mille direzioni: classici e creativi, italiani e fusion, piccoli da aperitivo e enormi da pasto completo e oltre, per onnivori e per vegetariani, questi ultimi in grande ascesa.
Un simbolo di democrazia gastronomica, buono in tutte le stagioni.
Un cibo per tutti, ovunque nel mondo .
Un cibo per grandi e piccini, per poveri e ricchi. Per chi ha fretta e per chi ha tempo.
Cibo che nutre e cibo che diverte, perché così deve essere. Non dovremmo mai dimenticare il binomio magico, nutrimento e godimento.
Il panino è gourmet e gourmand: il panino con la mortadella o quello con la migliore carne giapponese è indifferente, a parte il prezzo, ci piace comunque. 
E se uno costa due lire e l’altro un milione che male c’è?
L’importante è non dimenticare che rimane un simbolo, un contenitore di maestria, territorio, creatività. E per questo lo amiamo. Ricco o povero che sia. 


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By Anna Prandoni