ROBERTA DEIANA: "UN PANINO PER RORBIE"

17/10/2016
By Ludovica Amat

Roberta Deiana è da sempre appassionata di cibo, humour e letteratura, è costantemente alla ricerca di pretesti per mescolarli.  Nel resto del tempo lavora come food stylist ovvero acconcia il cibo per servizi fotografici e video o scrive libri di cucina; ne ha pubblicati diversi, tra cui due saggi sul cibo in letteratura e una raccolta di ricette à la maniere de, Piccolo ricettario per cuochi perdigiorno (Premio Selezione del Bancarella Cucina 2011). Nel 2016 è uscito il suo primo romanzo Sesso, droghe e macarons (Sperling & Kupfer) autoironico e dissacrante con garbo, come lei. Quando abbiamo concluso l’intervista mi ha detto che le era venuta una gran voglia di preparare un panino per la sua Barbie, anzi, per la sua Rorbie. Poi mi ha mandato la foto, non è sorprendente?

 

La prima cosa che ti viene in mente se dico “panino”.

Il rumore della crosta croccante del pane quando lo addenti.

Il primo panino che hai mangiato?

Alle elementari mia mamma, che lavorava, per merenda ci faceva arrivare in portineria panini che prendeva dal bar di fronte al suo ufficio. Era un momento magico perché noi ci chiedevamo sempre “chissà che cosa c’è dentro” e anche perché aveva sempre gusti da grandi, come un certo tipo di Fontina che a casa non mangiavamo, ma era quella del mio panino e ancora adesso scatena l’effetto della madeleine proustiana.

L’ultimo che hai mangiato?

Avocado toast. Pane multicereali, avocado al punto perfetto di maturazione, così morbido che lo posso spalmare direttamente sul pane con un coltellino. Ho aggiunto solo poco lime e un pizzico di sale.

Che panino non mangeresti mai?

Quelli che non sono preparati al momento, freddi di temperatura, preparati dalla mattina presto, con pane umido e ingredienti esanimi. Piuttosto muoio di fame, anche se ho ancora tanta autostrada davanti.

Il panino italiano è diverso dagli altri? Perché?

Anzitutto per la qualità del pane, per il suo profumo, la croccantezza, si sente il sapore della farina. E poi il companatico non nasconde il pane, il ripieno segue e coinvolge tutto nella danza dei sapori, non ci sono salse coprenti. È un composto armonico.

Una ricetta per un panino ambasciatore del made in Italy?

Per la ricetta devo pensarci, ma certamente sarà con un pane multicerali, un ingrediente trascinante e un gregario. Croccantezza e morbidezza dovranno coesistere. Probabilmente farei una verdura e un salume, ma ci devo pensare.

Come immagini il panino tra 20 anni?

Mi auguro sempre maggiore attenzione agli ingredienti e non perdere l’attenzione che si sta dando al pane.

Se fossi un panino, che panino saresti?

Sarei un Avocado Toats. Un contrasto di consistenze molto netto dove tutto è distinguibile e maturo al punto giusto.

 

 

 


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