Panino, tra tendenze e qualità

21/06/2018
By Laura Rizzato
Panino, tra tendenze e qualità

Permettete che riporti l’incipit di un volume appena sfogliato:

Com’è nella storia e nei ricorsi, il pane è recentemente tornato nella cucina e nella gastronomia con un impiego da protagonista.
È appena passata la moda di servire in tavola i crackers, grissini e fette biscottate mentre a oltranza scoppiano paninerie, paninoteche e… “paninari”.

Quando l’editore mi chiese se potevo approntare un libro sui panini, oggi in gran parte “pranzi ufficiali” della nostra società industriale, desidero ammettere che ne apprezzai l’idea editoriale che rispecchiava l’attuale tendenza della nostra vita, tutta volta a non perdere tempo sfruttando al massimo le nostre energie fisiche e mentali.

Ecc.

Suonano come parole di grande attualità, che rispecchiano l’oggi. Eppure questo libro – “Ricette per super panini”, di M. T. Bandera (De Vecchi) – usciva nel 2000, e in quarta di copertina il prezzo aveva ancora l’importo in euro fra parentesi.
Questo dato fa riflettere, perché oggi più che mai quel giudizio del 2000 si riconferma 18 anni con più convinzione. C’è da chiedersi, però, in che rapporto stiano tendenza e qualità, moda e prodotto che si consuma: dietro all’aumento continuo di locali che fanno del pane e del panino la loro chiave, c’è anche sempre una garanzia di qualità?

Nel suo “piccolo” l’Accademia sta ispezionando il territorio, non solo italiano, ma europeo e poi globale: con il suo censimento vuole individuare, valorizzare e tutelare quei locali che fanno autentici panini espressi, smarcandoli dalla categoria dei “falsi” o “finti” panini.

Anche se “piccolo”, è un grande sogno con una prospettiva davvero interessante.

 


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