I nomi italiani del pane

07/06/2018
By Laura Rizzato
I nomi italiani del pane

Che si tratti di ciabatta, pane toscano, focaccia o grissini, l’importante è che il nome resti così com’è.

Troppo spesso all’estero “pane” e “panino” italiani vengono tradotti, traslati o viene fatto un calco della parola, che perde il suo significato originario.

Se è panino, che si chiami panino, e non “panini” o peggio “sandwich”: a ciascun prodotto il suo nome.

Non è una questione di pignoleria, ma rispetto nel nome corretto dell’identità - storia, tradizioni e ricette – di quello specifico prodotto.

Tuttavia, esistono anche casi positivi, in cui queste distinzioni vengono rispettate e, quindi, valorizzate.

È il caso del volume “Einkorn. Recipes for nature’s original wheat”, arrivato fresco fresco qualche giorno fa nella Biblioteca dell’Accademia del Panino Italiano.

Il libro di Carla Bertolucci nasce dalla ricerca dell’autrice di un grano “alternativo” per coloro che, come sua figlia, sono sensibili al glutine. Così “Einkorn” esplora la lunga storia del farro e le sue proprietà, e offre 100 ricette diversificate per lavorare il grano e le farine.

È un libro scritto in lingua inglese, ma proprio tra le ricette presenti si trova una sezione dedicata a “Breads & crackers” in cui ci sono “Ciabatta”, “Focaccia genovese”, “Tomato and rosemary whole grain focaccia rounds”, “Pane Toscano” e “Thin grissini”. Nomi italiani di pane (e sue declinazioni) italiano, dato affatto scontato, che consente tuttavia di agganciare immediatamente ciascun pane a una tradizione secolare italiana di più di 200 tipologie: ognuna ha la sua regione di appartenenza, la sua miscela di farine, la sua forma, la sua lievitazione, e non meno importante il suo gusto.