Giovanni e l’aceto ammaliatore

13/12/2017
By Laura Rizzato
Giovanni e l’aceto ammaliatore

Il fascino delle botticelle che il padre conservava nella mansarda, stregò Giovanni Solmi quando era bambino. In quelle botti riposava l’aceto balsamico.

L’attività, che si è trasformata nell’Acetaia San Giovanni, iniziò con una produzione ridotta ma qualitativa: “Mi affascinava il lavoro di mio padre – racconta Giovanni - così a quel punto ho deciso di fare un corso e di studiare”, e così oggi è lui ad avere la conduzione dello stabilimento.

Il segreto di questo aceto, che ha ricevuto il riconoscimento DOP, sta nel metodo di lavorazione che rispetta la tradizione. L’uva una volta vendemmiata viene pigiata, il mosto viene cotto e in seguito avviene la fermentazione alcolica. Una volta messo nelle botti madri, diventa mosto acetificato. L’esperienza necessaria per la produzione viene tramandata di generazione in generazione.

“Il ricordo più vivo che ho dell’aceto balsamico DOP durante la mia infanzia è quando ne versavo qualche goccia sul Parmigiano Reggiano - racconta Solmi - ne vado pazzo ancora oggi. Secondo me è uno degli abbinamenti gastronomici più emozionanti che ci sia”.

Ma possiamo assicurarvi che degustato con il pane non è niente male…

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