IL PANINO ITALIANO BUONO E BELLO

14/12/2016
By Alex Revelli Sorini

Quando si mangia un panino tutti i sensi sono al lavoro. L'odorato è la “sentinella del gusto” (Brillat-Savarin) ed è per questo che basta un raffreddore per corrompere il sapore di un cibo. Poi il tatto: toccare un alimento (un salume, un formaggio) ce lo fa gustare meglio, in modo più pieno. Più marginale sembrerebbe l'udito, ma, per esempio, lo scraccare del pane fa già sussultare le papille gustative. Infine la vista: la bellezza del panino non è un aspetto marginale dell'esperienza gustativa. Definire però 'bello' un cibo non significa ridurlo a oggetto visuale, concentrarsi su aspetti secondari della tavola e del mangiare. Il bello è un'esperienza globale, che inizia ben prima dell'atto alimentare e comprende il rispetto per l'ambiente, l'attenzione ai luoghi e ai tempi in cui il cibo nasce, la gratitudine per quanti lavorano a garantirci il cibo.

E poi la cura del dettaglio, l'armonia dei gesti. Tutto ciò è bello, e non è un bello accessorio, ma necessario. È il bello di un ortaggio appena raccolto. È il bello della salute, il bello della condivisione, il bello dell'onestà di un prodotto. 

Il bello non è un privilegio per pochi. Il bello è un'esigenza primaria dell'individuo e della società. Il bello è naturale, ma bisogna coltivarlo, dunque è anche cultura. Il bello rende le cose più accettabili, più piacevoli, più buone.

Perciò un panino per essere veramente buono deve essere anche veramente bello. Di bellezza c'è bisogno ogni giorno.